Foto di Anna Camerlingo
Maria Bolignano sarà al Teatro Minerva di Boscoreale il 4 febbraio, tappa di un fittissimo calendario di spettacoli che la porterà in giro con la sua nuova commedia Le Pornoprecarie – Quelle di OnlyFals. Lo spettacolo, scritto e interpretato dalla stessa Bolignano insieme a Nunzia Schiano, Yuliya Mayarchuk, Enza Barra, Alessio Sica e Chiara Di Girolamo, è un viaggio ironico e corrosivo nel mondo del precariato femminile e nell’impatto delle piattaforme come OnlyFans sul mercato dell’eros contemporaneo.
Tra battute fulminanti, situazioni surreali e personaggi iconici, tre donne over 40 rimaste senza certezze trasformano una casa “perbene” in un set hard improvvisato, tra vicini sospettosi, intelligenza artificiale e social che promettono libertà ma spesso vendono solitudine. Maria Bolignano costruisce così un caleidoscopio di ironia e riflessione sull’emancipazione femminile e sulla possibilità di scegliere, vivere e mettersi alla prova fino in fondo, anche quando la società ti vorrebbe fuori tempo massimo.
Da cosa nasce l’idea di raccontare il precariato femminile attraverso OnlyFans?
«L’idea nasce dal fatto che la precarietà, in particolare quella femminile e soprattutto quella delle donne over 40, è un argomento un po’ trascurato. Invece conosco tante donne che vivono questa situazione come una vergogna, una cosa di cui non parlare. Noi ne parliamo ma con ironia, che è la base della satira: parlare ridendo di argomenti serissimi».
Perché hai scelto proprio questo cast, come la bravissima Nunzia Schiano… quali equilibri cercavi?
«Per quanto riguarda Nunzia, è una sorella più che un’amica, nonché una bravissima attrice. Il personaggio di zia Rosaria l’ho scritto su di lei. Un abito su misura. E si vede tutto. Lei è iconica. Per il resto del cast ho cercato di accogliere attori e attrici di talento ma anche di grande umanità. E chi mi conosce sa che le mie scelte sono seguono sempre (quando è possibile) questo percorso».
Quanto era importante mostrare donne non più giovanissime che riscrivono la propria identità?
«É importantissimo. Si può dare tanto a qualsiasi età. Le donne della mia commedia si trovano all’improvviso senza sicurezze, materiali e sentimentali, schiacciate da una società che le vuole fuori dal sistema. Ma loro non ci stanno e ritrovano la strada, più forti di prima».

Foto di Anna Camerlingo
OnlyFans diventa quasi un pretesto per parlare di emancipazione e ipocrisia sociale. Quanto è stato difficile trovare l’equilibrio tra ironia corrosiva e riflessione politica senza cadere né nel moralismo né nella celebrazione acritica?
«É stato difficilissimo. Io, poi, odio i moralismi ma non sono neanche una seguace del politically uncorrect solo per far vedere che non sono omologata. Credo che questa commedia mi rispecchi molto. Dico tutto quello che c’è da dire, ma senza retorica, che di questi tempi è sempre dietro l’angolo».
Nel tuo testo compare anche l’IA come figura “coach” o disturbatrice. È un commento comico sul nostro presente o una frecciata poetica sul futuro del desiderio? Dove va l’eros quando a generarlo è una macchina?
«É entrambe le cose. Vedere un uomo o una donna interagire con IA come se fosse un proprio simile è comico e disturbante allo stesso tempo. Chi sa cos’è l’eros e lo ha vissuto veramente, non virtualmente, non potrà mai accontentarsi di una macchina. Il problema è che non tutti hanno questa “fortuna” e allora lì, la fuga dalla solitudine può giocare brutti scherzi».
Il finale suggerisce una forma di emancipazione femminile che non passa né dalla repressione né dall’esibizione, ma dalla possibilità di scegliere. È questo il nucleo tematico dell’opera o c’è un altro messaggio che desideravate far emergere?
«La possibilità di scegliere, sì. Ma soprattutto la capacità di mettersi alla prova sempre, di non sfuggire alle sfide che la vita ti mette davanti, perché sono le uniche che ti permettono di crescere. E si cresce fino alla fine dei nostri giorni. FINO IN FONDO».
Un cast al femminile, tranne l’incursione di Alessio Sica, ma anche ai costumi e alle musiche collaborano delle donne? È casuale?
«Nulla è causale ma non è consciamente voluto, se è questa la domanda. Si è creata una magia».
Come nasce la collaborazione con Dadà? Hai partecipato anche a un suo video…
«Dadà è un’artista meravigliosa, di grandissimo talento. Me l’ha fatta conoscere, musicalmente parlando, mio marito. Era nella sua playlist preferita ed è stato amore a primo ascolto. Poi siamo diventate amiche e ci sentiamo spesso anche su altri progetti. Il video che abbiamo fatto insieme, con Nunzia, Rosaria d’Urso e Gino Curcione è un omaggio al Racconto della fiaba napoletana e al compianto Maestro De Simone».

Invece, parliamo delle tue comedy con Daniele Ciniglio?
«Anche qui parliamo di una bellissima amicizia che si nasconde dietro una collaborazione di successo. Daniele è un ragazzo molto intelligente, preparato e soprattutto un giovane pulito che ha tanto da dire. Con una vena umoristica satirica ma allo stesso tempo rispettosa e pungente. Mi diverto molto a girare con lui e con Sissi, che da ingegnere si è lasciata coinvolgere in questa avventura sul web, con risultati strabilianti».
La riduzione dei fondi alla cultura sta stroncando il teatro: dove porta questa deriva, sulla produzione teatrale e sulle nuove generazioni di artisti?
«Il teatro è sempre stato in fin di vita, ma non è mai morto. La riduzione dei fondi non è sicuramente una bella notizia. Ma io, occupandomi soprattutto di comicità, vivo di teatro privato che non accede ad alcun fondo da sempre. Per noi l’affluenza di pubblico è stata da sempre l’unico sostentamento possibile. Se c’è pubblico campiamo altrimenti…».
Sempre più teatri stanno chiudendo, e anche il Minerva di Boscoreale, dove sarai in scena il 4 febbraio, è a rischio. Cosa significa per te esibirti in uno spazio che lotta per sopravvivere?
«Ho voluto fortemente fare lo spettacolo al Minerva, nonostante lo spazio a disposizione sia ridotto. Si tratta di un posto che va preservato, come tutti i teatri piccoli di provincia che vogliono continuare ad essere un punto di riferimento culturale per la cittadinanza».

Foto di Anna Camerlingo
Parliamo invece un po’ di te, leggendo la tua biografia semiseria, quando hai capito che la carriera “seria” non ti bastava più? E quanto conta il rischio nelle scelte artistiche?
«In realtà è successo e basta. La vita ti parla e tu le rispondi. Sul mio percorso tutto mi ha portato a fare le scelte che ho fatto, nonostante a volte non sia stato semplice sentirsi giudicati come serie B solo perché reciti per far ridere anziché far piangere. Un preconcetto che non mi ha fermata, comunque».
Sempre nella tua biografia citi un “segno dell’universo” che ti ha spinto a cambiare rotta. Quanto contano intuizione e rischio nella costruzione di un percorso artistico oggi? ...e ci sveli questo tuo segno?
«L’intuizione è tutto. É il momento in cui sei completamente in sintonia con l’Universo. Io lo chiamo così ma si potrebbe chiamare in tantissimi altri modi. Ci siamo capiti, comunque. Quando sei in sintonia, il rischio lo corri senza timore. Quindi smette di essere un rischio. Svelarlo? Questo è un po' come chiedere il segreto di una ricetta ad uno Chef».
Dici di aver iniziato senza sapere davvero “cosa perfezionare”. L’imperfezione è diventata una cifra stilistica o un metodo di lavoro?
«Adoro l’imperfezione ma anelo alla perfezione quindi sono una contraddizione vivente».
Foto di Paolo Palmieri
Che rapporto hai con il soprannome “La Bolegna”?
«É stato il mio portafortuna, coniato dal mio carissimo amico e collega Francesco Mastandrea. E come ogni cosa che porta fortuna lo sento come un talismano a cui sono perdutamente affezionata. Prima mi chiamavano così solo gli addetti ai lavori. Adesso la gente mi ferma per strada usando questo nomignolo e questa cosa mi fa molto ridere».
Con “Profumo comico di donna” ti sei presentata in veste di autrice. Stai pensando a un prossimo libri? E cosa ti dà la scrittura che il palco non ti dà?
«Il prossimo libro forse sarà un thriller perché dovete sapere che io, nella vita, invece di andare a vedere film comedy vado a vedere solo drammoni e thriller. Prima anche gli horror ma con l’età sono diventata più impressionabile. Ti dico solo che vedo i “Famosi Film Coreani” di cui molti comici parlano nei loro monologhi di stand up. Mio marito ha passato il guaio perché al cinema andiamo insieme. La scrittura e la recitazione hanno per me la stessa valenza e mi regalano la stessa gioia di vivere».