Francesca Gentile esordisce in Malavia: tra fragilità, sogni e libertà…

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Francesca Gentile esordisce in Malavia: tra fragilità, sogni e libertà…

C’è un momento preciso, durante una chiacchierata con Francesca Gentile, in cui capisci che non stai parlando solo con un’esordiente, ma con qualcuno che ha già imparato a stare dentro le emozioni. «Devo essere libera, senza pensare al giudizio degli altri», racconta, ricordando un consiglio ricevuto sul set. Ed è forse proprio lì, in quella parola, libera, che si nasconde il senso più profondo del suo debutto.
Classe 2009, formazione alla PM5 Talent, Francesca arriva al cinema con Malavia, scritto e diretto da Nunzia De Stefano insieme a Giorgio Caruso e prodotto da Matteo Garrone. Un esordio che non ha nulla di timido: nelle sale dal 26 marzo, il film affonda nelle contraddizioni dell’adolescenza e nelle periferie napoletane, tra rap, sogni e cadute.
Nel ruolo di Cira, Francesca è il cuore silenzioso della storia. L’amica che resta, che sostiene, che non molla mai. Ma dietro quella forza, come lei stessa racconta, c’è «una dualità»: una ragazza decisa, sì, ma anche fragile, piena di domande su se stessa. È una fragilità che non esplode, ma si insinua piano, come succede davvero a tredici anni, quando non hai ancora tutte le risposte ma inizi a sentire il peso delle domande.
E mentre sullo schermo vive questa tensione tra ciò che mostra e ciò che nasconde, fuori dal set Francesca resta ancorata a una quotidianità fatta di scuola, lingue straniere, danza hip hop e sogni ancora da scrivere. Una normalità che convive con la scoperta del cinema, vissuto, parole sue, come “una magia”.
In Malavia, tra beat e disillusione, il percorso di Cira si intreccia a quello di Sasà, giovane rapper in cerca di riscatto. Ma è proprio nello spazio lasciato al non detto, nelle crepe emotive del personaggio, che Francesca Gentile trova la sua prima, sorprendente verità attoriale: quella di chi, senza forzare, riesce già a farsi sentire.
Cosa ti è piaciuto di più del personaggio di Cira?
«Di Cira mi è piaciuto tantissimo il fatto che sia una ragazza molto decisa e sempre presente per i suoi amici. È una che non si tira mai indietro. Però allo stesso tempo mi ha colpito la sua fragilità: questa sua doppia parte, forte fuori ma piena di dubbi dentro. È proprio questa dualità che la rende vera».
C’è una scena che ti ha emozionato o messo in difficoltà più delle altre?
«Sì, la scena che mi ha messo più in difficoltà è quella della confessione nel negozio, quando finalmente si libera di tutto quello che si porta dentro. È un momento molto forte, perché Cira non accetta il suo corpo e non riesce a riconoscersi. È stato difficile, ma anche molto importante per capire davvero il personaggio».


È un ruolo che hai sentito vicino, con dinamiche che hai vissuto anche nella vita reale?
«Sicuramente l’insicurezza sul proprio corpo è una cosa che ho provato anche io, come penso tante ragazze della mia età. Mi è capitato di non sentirmi abbastanza o di avere dubbi su me stessa. Per quanto riguarda invece la sessualità, no, non mi ci ritrovo».
Il film parla di amicizia e sogni: quanto sono importanti per te nella vita reale?
«Le amicizie per me sono fondamentali, perché sono le persone con cui condividi tutto. Però penso anche che i sogni siano ancora più importanti, perché sono quelli che ti spingono ad andare avanti. Senza sogni, secondo me, manca proprio la motivazione».
Qual è la cosa più bella che ti porti a casa da questo primo film?
«Sicuramente le persone che ho conosciuto. Tutta la troupe, gli altri attori… mi sono trovata davvero benissimo. In particolare Daniela De Vita è stata una persona dolcissima, sempre presente. Anche Nunzia De Stefano e tutto il team di trucco e parrucco sono stati fantastici. È stata proprio una bella famiglia».
Hai lavorato con Nunzia De Stefano: c’è un consiglio che ti porti dietro anche fuori dal set?
«Sì, mi ricordo che durante una scena molto intima, quella davanti allo specchio, mi disse di lasciarmi andare completamente. Di non pensare al giudizio degli altri, ma solo a essere me stessa. È una cosa che mi porto dietro anche nella vita: cercare di essere più libera».
Dopo questo esordio, che tipo di ruoli sogni?
«Mi piacerebbe mettermi alla prova con ruoli diversi, anche più difficili. Sicuramente qualcosa lontano da Cira, per vedere fin dove posso arrivare. Però mi piacerebbe tanto anche fare qualcosa di comico, credo sia una bella sfida».


Tu studi alla PM5 Talent: cosa ti hanno insegnato finora?
«Alla PM5 Talent studiamo tante cose: dizione, recitazione, regia… ed è un ambiente molto serio. Una delle cose più importanti che mi hanno insegnato è il rispetto. Anche durante i provini, non si inizia solo quando entri in scena: sei osservato già da prima, anche in sala d’attesa. Devi essere sempre concentrato e preparato, perché il personaggio va studiato prima, non improvvisato».
Nel film si percepisce un percorso di identità di Cira che resta accennato: secondo te è una scelta?
«Secondo me sì, perché se si fosse approfondito troppo quel lato, il focus si sarebbe spostato solo su di lei e sulla sua identità. Invece il film parla anche di musica, di rap, di sogni… quindi credo sia stata una scelta per mantenere l’equilibrio della storia».
Che rapporto hai con la musica?
«Non suono strumenti, anche se mi piacerebbe imparare. Per quanto riguarda la musica, ascolto un po’ di tutto: non solo rap, ma anche pop, funk… dipende molto dal momento».
Prima di essere Cira, chi è Francesca nella vita di tutti i giorni?
«Sono una ragazza abbastanza normale: mi sveglio, vado a scuola, studio… poi faccio danza hip hop, ogni tanto gioco ai videogiochi. Prima facevo anche canto al coro delle voci bianche del Teatro di San Carlo. Nel tempo libero vado alla PM5 Talent, ascolto musica, leggo e sto con la mia famiglia».
Che scuola frequenti? E c’è una materia che ami di più?
«Frequento il liceo linguistico. Le materie che mi piacciono di più sono l’inglese e lo spagnolo, mi piace proprio studiare le lingue».