We Love Enzo: Enzo Moscato e Peppe Barra, custodi di spiriti e parole
- di Nicola GarofanoUna prima assoluta inaugura la IV edizione di We Love Enzo, omaggio a Enzo Moscato: Spiritilli con Peppe Barra, per la prima volta alla Sala Assoli/Moscato, e per la prima volta Barra recita Moscato.
La scena è scarna, buia: solo un filo di spago con bandierine mariane, due sedie, due leggii, un testo e la lingua come corpo vivo.
Lalla Esposito e Imma Villa aprono la scena sedute in proscenio; tra le mani Festa al Celeste e Nubile Santuario, uno dei testi più emblematici del repertorio moscatiano, e ne recitano un estratto con rigore quasi liturgico.
Annina (Lalla Esposito) ed Elisabetta (Imma Villa), sorelle zitelle in un basso dei Quartieri Spagnoli, ricamano una tovaglia mentre ricordano amiche del quartiere morte per malattie o suicide; a tratti si alza la litania dei Dodici Sabati: «Sotto quel bianco velo / sta il Re del cielo / sotto quel bianco velo / vive Gesù!…».
Uno scambio di battute esilaranti grazie alla bravura immensa delle due interpreti, da anni legate all’universo moscatiano, si fanno spalla con precisione, calibrando tempi comici e pause drammatiche con una naturalezza che sa di mestiere e polvere di tavola. La loro intesa scenica, mai ostentata, sostiene il ritmo tragicomico del dialogo, una memoria del dolore che si fa contrappunto. Lalla e Imma si sostengono, si rilanciano, si contraddicono e si completano, costruendo un dialogo a incastro che miscela ironia e tragico. Un testo che rievoca Napoli come cripta domestica, come convento laico, come teatro di superstizioni e desideri.
Lalla Esposito
Ma più del contenuto, qui è la lingua a battere il tempo. Moscato lavora su un napoletano arcaico, stratificato, denso, pieno di spigoli e reliquie. Un dialetto quasi scomparso dall’uso, che porta dentro secoli di antropologia popolare, cultura monastica, ironie da basso, modi idiomatici che rischiano di scomparire, se non riportati in auge. Espressioni come «’a Monaca e trentatré» che rimanda al celebre Monastero di Santa Maria in Gerusalemme, soprannominato “delle Trentatré” perché poteva ospitare solo 33 monache, in omaggio agli anni di Cristo. Parole come sciaquaglie, gli orecchini da donna pendenti di fine Ottocento; locuzioni come «’A signora ’e quarti quarte» fotografano con sarcasmo la nobiltà aspirata delle pezziente sagliute. Una lingua così non è folklore, è archivio. E un archivio che smette di essere parlato è un archivio che muore.
Imma Villa
Dopo Lalla Esposito e Imma Villa, entra Peppe Barra porta con sé Spiritilli, un racconto di fantasmi, di presenze che convivono col quotidiano, di apparizioni che stravolgono le vite degli umili: un incontro tra il familiare e il mitico, il domestico e il favoloso. Napoli, in fondo, non ha mai abolito i suoi spiriti: li custodisce nei corridoi, nei conventi, nei vicoli e nei salotti popolari; li fa parlare, li fa ridere, li fa tremare. A ricordarlo così, senza scena, senza decoro, senza apparato, Moscato appare nella sua natura più pura: drammaturgo della lingua, archeologo del non detto, regista del relitto umano. Se la morte per lui era sempre festa e scandalo, qui diventa anche memoria. E la memoria, come il teatro, esiste solo se qualcuno continua a pronunciare le parole giuste.
Perché al netto delle letture, dei fantasmi e delle apparizioni, la verità è semplice: Enzo Moscato e Peppe Barra non sono “artisti”. Sono patrimonio culturale. Roba che non si butta, non si archivia, non si mette in cantina. Roba che si custodisce, si tramanda, si lascia circolare viva nelle bocche e nelle orecchie di chi viene dopo.
Le generazioni future devono sapere chi sono, devono ascoltare quelle parole arcaiche, quelle inflessioni, quelle bestemmie poetiche, quel dialetto che sa di convento e di basso, di festa e di lutto, di profano e di sacro. Devono imparare che una lingua muore solo se nessuno la usa più, e che Napoli, quella vera, non è una cartolina turistica invasa da stranieri, ma un gigantesco archivio di anime.
We Love Enzo proseguirà fino al 22 febbraio, tra Sala Assoli/Moscato e Teatro Nuovo. «Enzo Moscato è faro, guida, ispiratore delle nostre giornate teatrali…» ha dichiarato il curatore della rassegna, Claudio Affinito. «We love Enzo vuole dar corpo alla sua scrittura… invitando amici e compagni di s-ventura a darne voce». La rassegna accoglie anche la mostra fotografica Il poeta della carne viva, tributo curato da Adele Filomena, e l’opera IN LUCE di Cesare Accetta dal Museo MADRE.