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Urban Strangers nuovo disco e nuovo tour: stasera a Milano la data zero - Intervista

Gli Urban Strangers, creativamente sfrenati, hanno conquistato fin da subito la scena elettro-pop italiana, soprattutto dopo la loro partecipazione a X Factor 9 nel 2015 arrivando secondi. Dopo il loro primo Ep, Urban Strangers/Runaway (2015) e un album Detachment (2016), a settembre scorso è uscito il loro secondo album U.S., per la prima volta interamente in italiano, ma non si perde in sperimentalismo o confusione, il loro stile elettro non è dimenticato e costituisce la base della loro musica con le loro voci distintive, penetranti ed eteree.
Alex TheBug (Alessio Iodice) e Genn Butch (Gennaro Raia) inizieranno il loro tour prestissimo, ma sveleranno il tutto stasera, 18 ottobre, alla data zero al Sampling Moods a Milano.

Disco Days, Napoli.

Come vi siete conosciuti?
Alex: «É iniziato tutto circa sei anni fa. Ci siamo conosciuti in giro tramite amicizie in comune, poiché abitiamo nello stesso paese, Somma Vesuviana, poi parlando abbiamo scoperto di avere entrambi la passione per la musica e fin da subito abbiamo iniziato a suonare insieme.»
Gennaro: «Una volta ho invitato tutti i miei amici a casa e venne anche Alex e c‘era una chitarra e abbiamo cominciato a suonare. Ci piacevano gli stessi gruppi, le stesse canzoni, lui suonava ed io cantavo e ci divertivamo, all’inizio per hobby, poi abbiamo cominciato a suonare seriamente. Volevamo creare una band e abbiamo iniziato a suonare con un gruppo, poi, cercando una sala prove per suonare, dato che ci avevano cacciato da tutti i palazzi e i garage dove andavamo a suonare, abbiamo trovato Casa Lavica, proprio dietro casa e da lì abbiamo iniziato a provare. I produttori di Casa Lavica, Raffaele Ferrante ed Ennio, ci hanno preso nell'etichetta e abbiamo iniziato a lavorare al primo Ep e siamo andati a X Factor e da lì è cominciato tutto, il contratto con la Sony, i tre dischi, etc.»
U.S. è il primo disco tutto in italiano, ma la vostra musica non perde un po’ nel cantare in italiano?
«A noi non piacciono i limiti e cantare in italiano sembrava un grande limite, così abbiamo cercato di andare oltre e abbiamo iniziato a provare e ci siamo accorti che ci piaceva molto di come si stava evolvendo, in così poco tempo. Abbiamo capito che si può arrivare a fare quello che facevamo in inglese anche cantando in italiano. Ovviamente il suono delle parole cambia ed è completamente diverso ed è anche un po' razionalizzare quello che stai facendo. Cioè noi lavoriamo nel mondo della musica e vogliamo fare questo, provare un percorso al di fuori dell'Italia con una lingua che non è nostra è molto complesso, quindi, anche questo ci ha fatto pensare che in italiano possiamo arrivare a molte più persone ed essere molto più onesti e continuare a fare ancora quello che ci piace.»

                            
Avete citato X Factor, ho letto da qualche parte che avete detto che è stato meglio non vincerlo e arrivare secondi…
«Qualcuno l’avrà estrapolato da un nostro discorso, arrivare secondi per noi è stato un grande traguardo, molti dicevano che dovevamo vincere, ma per noi è stato meglio arrivare al secondo posto che non fare niente, forse questo era il senso.»
Eravate nella squadra di Fedez, vi ha dato dei consigli sul vostro futuro da musicisti e che state portando avanti? 
«In realtà, i consigli veri e propri sono stati generici, sul lavoro e lui è molto bravo nel suo ed è molto professionale. Lo abbiamo visto all'opera e ciò ci ha portato a riflettere, se vuoi arrivare a quello, devi essere una persona che lavora tanto, quanto lavora lui, noi di fondo già abbiamo questa indole. Ad ogni modo, il rapporto lavorativo con Fedez si è limitato all'interno del programma, dove ci ha dato qualche consiglio lì per lì, per ogni singola serata e, comunque, eravamo anche seguiti da altri coach.»

                          
In questo disco avete incluso anche l’hip hop, ci sono delle collaborazioni?
«No, non c’è nessun feat, siamo solo noi. Di base noi veniamo dall’hip hop, soprattutto seguiamo i rapper americani cui siamo molto legati. In questo disco ci sono sonorità trap, hip hop e alla fine, di base, c'è il beatmaking che ci ha sempre influenzato.»
Il primo singolo è “Non so” accompagnato da un video. Dov'è stato girato e da chi?
«Il primo video è stato girato a Taranto da Tiziano Russo. È stata una sua idea e ha trovato lui la location che gli piaceva moltissimo e andava benissimo per il nostro video. Noi avevamo visto i suoi lavori e ci è piaciuto molto come regista e anche sul campo ci piace molto come lavora.»
Ci sono delle vostre idee all'interno dei video?
«Negli ultimi video che abbiamo fatto, su questi progetti in italiano, in realtà, no. Abbiamo provato a far esprimere i registi, adesso, invece, abbiamo in mente di provare a fare qualcosa noi da soli sia per la regia sia a scrivere la sceneggiatura.»


“Non so” parla di come spiegare il messaggio e il significato delle vostre canzoni…
Alex: «Sì, principalmente questo è il senso. È stato il nostro primo pezzo su cui abbiamo lavorato in italiano. Io ho iniziato a scrivere la prima strofa e mi chiedevo proprio questo, che cosa sarebbe successo se avessi iniziato a cantare in italiano, infatti, la frase: “Tramite i versi, infatti, mi hanno chiesto cosa si provi a cantarli” intendo proprio questo, cosa succederà alle persone che magari ci stanno ancora continuando a seguire,  cosa si chiederanno. Io mi sto chiedendo questo e voi? Questo è il senso della canzone.»
Il secondo singolo uscito è  “Non andrò via”, a chi è rivolta questa canzone?
Gennaro:«La canzone è nata nel momento in cui noi ci siamo visti crescere, avendola iniziata io a scrivere, con il mio punto di vista, parlo della sensazione che si ha nel guardare i propri genitori invecchiare, mentre io cresco e divento grande e le posizioni cambiano, s’invertono i ruoli, come se io stessi crescendo e li stessi portando da qualche parte e parla di questa sensazione di cambiamento. “Ero scappato da casa”, nel senso figurato, cioè non stavo molto in casa, sempre in giro, sempre fuori, un rapporto difficile e distante con i genitori, però poi crescendo, facendo tante esperienze, sono tornato a casa e come dice il testo: “Resterò e non andrò via” e adesso ho capito quello non capivo prima.»
Testi che lanciano messaggi…
«Di solito siamo molto generalisti, ci facciamo delle domande e nelle canzoni scriviamo sia le domande sia le risposte, quindi, quello che cerchiamo di fare, a parte arrivare alle persone, è farci conoscere al meglio e con il nostro modo di fare cerchiamo di consigliare le persone, di agire in un determinato modo, farsi delle domande e cercare di capirsi e conoscersi bene, perché a volte si vive senza sapere chi sei, quale sia il tuo io. Pensiamo questo dalla mattina alla sera, anche in modo ossessivo e forse ci aiuta a scrivere le canzoni.»

                      
Chi di voi due scrive i testi?
«Scriviamo entrambi i testi, la parte musicale e tutti gli arrangiamenti degli ultimi due dischi e la produzione artistica sono stati fatti da Raffaele Ferrante, che suona con noi anche nei live, Però cerchiamo di contaminarci uno con l'altro, alla fine ascoltiamo più o meno le stesse cose. Ognuno cerca di mettere il suo punto di vista sulla produzione e in tutto quello che si fa.»
Sensi e colpe. Non voglio essere il vostro confessore, ma quali sono le vostre colpe? 
Gennaro: «Penso che possiamo parlarne per un annetto per tutte le colpe che ho. Questo pezzo è molto descrittivo, racconta una storia d'amore…»
Alex:«…con due punti di vista diversi, non vivendo lui le mie storie ed io le sue.»
Gennaro:« Per fortuna ci dividiamo nel campo sentimentale.»
Alex:«Ci sono due punti di vista opposti, siamo anche noi così di solito, molte volte abbiamo punti di vista agli antipodi che riescono sempre, bene o male, a incontrarsi in un punto medio che possono essere appunto le canzoni o anche una storia d'amore vista da due punti di vista diversi.»
Gennaro: «Siamo come lo yin o lo yang, bilanciamo i nostri problemi.»
Che musica ascoltate?
Alex:«Noi veniamo da radici hip pop e a tratti anche R’n’B, però a me personalmente è sempre piaciuto il pop, ultimamente, da quando ho iniziato ad appassionarmi sempre di più alla musica, mi piace anche la musica elettronica, invece, Gennaro ha più influenza rock su di me.» 
Gennaro: «A me piace la black music e tutto quello che è rock, soul, post rock. Sono l'opposto di quello che faccio nei dischi, però m’influenza tanto e mi piacciono numerosi artisti, dall’hip hop al rock, dai Tool, Slint, Nine Inch Nails, ascoltiamo veramente di tutto.» 

                   
Hobby particolari? Studiate?
«Studiamo la musica, in effetti, stiamo tutti i giorni in studio a scrivere e provare. Ma ci facciamo influenzare da tante cose, anche dall’arte. Cerchiamo di stare più a contatto con l'arte, dal cinema alla musica al teatro, cerchiamo di stare in posti dove c'è tanta energia e tante cose da rubare… »
Alex: «…e a me piacciono molto i videogiochi.»  
State preparando il tour, potete anticiparci come sarà e che sorprese particolari farete ai vostri fan?
«Il tour è in preparazione, però non possiamo spoilerare niente, ma stasera (18 ottobre) faremo un live a Milano dove sveleremo la prima data e cosa succederà, sarà un evento privato per cento persone e da lì poi inizia a partire tutto. In quest’occasione si saprà come sarà il nostro tour, come sarà costruito ed è comunque la nostra data zero.»