LDA & AKA 7even a Sanremo: il coraggio di condividere

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LDA & AKA 7even a Sanremo: il coraggio di condividere

Amicizia, musica e una visione condivisa che diventa progetto: per LDA e AKA 7even il debutto insieme al Festival di Sanremo segna l’inizio di un nuovo capitolo artistico. In gara con “Poesie clandestine”, titolo anche del loro primo album congiunto in uscita il 6 marzo, i due cantautori trasformano una lunga complicità umana in un percorso musicale comune: un disco nato tra le mura di casa, in tempi record, che intreccia pop, cantautorato e radici napoletane per raccontare l’amore nelle sue forme più viscerali e contemporanee. Dalla genesi spontanea del progetto alla sfida del palco dell’Ariston, passando per scrittura, identità e sentimenti, li abbiamo incontrati per farci raccontare cosa significa davvero vivere la musica, e Sanremo, in due. Dal 5 marzo parte l'Instore tour per incontrare tutti i loro fan e sicuramente di nuovi dopo questo festival.
Com’è nata la vostra amicizia? E quando avete capito che poteva diventare anche un progetto musicale insieme, fino all’idea di Sanremo e di un album condiviso?
LDA: «Penso un po’ come tutte le amicizie: per totale casualità. Durante il Covid io avevo un suo pezzo nella mia playlist e lui aveva un mio brano nella sua. Sembra una bugia, ma giuro che è andata proprio così. Poi abbiamo fatto una diretta insieme su Instagram e da lì abbiamo iniziato a sentirci di più. Successivamente lui è andato ad Amici e io l’anno dopo. Ma in realtà noi ci conoscevamo già da prima, molto prima: parliamo di quasi dieci anni fa».
AKA 7even: «Eravamo praticamente fan l’uno dell’altro senza sapere davvero chi ci fosse dietro quei brani. Conoscevamo solo la canzone, che tra l’altro, all’epoca, era l’unica che avevamo pubblicato».
E invece il brano e l’idea di proporvi insieme a Sanremo come sono nati?
AKA 7even: «È nato tutto in modo molto naturale. Avevamo appena finito entrambi i nostri tour, era agosto. Io avevo chiuso il mio, lui il suo, e ci siamo ritrovati a casa sua per passare un paio di giorni tranquilli, in relax. Una sera ci siamo detti: “Perché non andiamo in studio e perdiamo un po’ di tempo insieme? Vediamo se esce qualcosa. Male che vada lo buttiamo, ci siamo divertiti”. Scherzando e scherzando è uscita una cosa forte. Ci siamo guardati e, proprio d’istinto, abbiamo pensato: “Perché non la proponiamo a Sanremo?”. La prima domanda che ci siamo fatti è stata: “Ma noi abbiamo i nostri progetti solisti… che facciamo?”. Però alla fine abbiamo detto: proviamoci e vediamo cosa succede. E direi che è andata più che bene».
E da lì è nato anche l’album insieme?
LDA: «Sì, e in tempi record. Ci abbiamo messo sedici giorni in totale. In dodici giorni abbiamo scritto e composto tutto il disco, facendo anche tutti i provini. Poi abbiamo lasciato un giorno ai produttori per sistemare le produzioni e noi ci siamo presi tre giorni per registrare le versioni ufficiali. In sedici giorni abbiamo chiuso tutto. Dopo abbiamo iniziato a pensare ai videoclip, agli shooting e a tutto il resto».
AKA 7even: «A un certo punto ci siamo chiesti: abbiamo due progetti solisti, due album che sarebbero dovuti uscire prima o dopo… perché non proviamo a fare un disco insieme? Era anche un modo per compensare quella voglia di pubblicare i nostri lavori: facciamo un progetto nostro adesso e poi, magari, ognuno torna al proprio percorso. È stato tutto molto naturale».
Quindi esistono due dischi solisti già pronti che in futuro potrebbero vedere la luce?
LDA: «Esatto. Il problema è che continuo a scrivere pezzi nuovi e ogni volta mi viene voglia di cambiare qualcosa… quindi diventerà un dramma!».
AKA 7even: «Io l’estate scorsa ho pubblicato quello che, a livello comunicativo, era un EP, ma in realtà era la prima parte di un disco. Ho già pronta una seconda parte e sto valutando se farla uscire così oppure ripartire da zero e fare un altro album. Di pezzi per un disco intero ne ho già parecchi».

Nel disco insieme avete inserito anche brani che facevano parte dei vostri progetti solisti?
LDA: «Abbiamo utilizzato un pezzo che inizialmente era nel mio disco. L’ho tolto e l’ho messo nel nostro perché sapevo che lui poteva dargli un valore aggiunto. E infatti mi ha “distrutto” una strofa… in senso positivo, musicalmente parlando: ha fatto una cosa pazzesca».
AKA 7even: «Siamo molto contenti perché l’album ha preso una piega inaspettata. Rappresenta forse solo al 5% quello che facciamo singolarmente. È un progetto in cui abbiamo sperimentato tantissimo: dal cantautorato al latin, al pop. Abbiamo seguito quello che usciva in modo naturale, anche nella scrittura, che a volte si è allontanata dal nostro stile abituale. Non perché cercassimo un’identità diversa, ma perché veniva così e ci piaceva. Con l’aiuto di Alessandro Caiazza, Vito Petrozzino, Mattia, Starchild, Checco D’Alessio, Iluminaire e Riccardo Romito, praticamente una famiglia, abbiamo costruito qualcosa di cui siamo davvero fieri. Ci ha sorpreso proprio il fatto che si distaccasse da ciò che facciamo da soli».
Come lavorate sull’intreccio delle vostre voci, così diverse ma complementari? E quanto è importante il lavoro con il vostro vocal coach?
AKA 7even: «Abbiamo un vocal coach, Giovanni Sciabarrasi, che è stato anche nostro insegnante ad Amici. Le nostre voci si intrecciano in modo molto naturale. Anche nella scrittura cerchiamo sempre di supportarci: nessuno dei due vuole fare la “prima donna” o sovrastare l’altro. Per esempio, se io faccio una strofa meno forte, lui è il primo a dirmi: “Guarda che la mia esce di più, prova a cambiare qualcosa così la rendiamo più omogenea”. E io faccio lo stesso con lui. Siamo due caratteri testardi, è vero, ma la stima che abbiamo l’uno per l’altro supera tutto. Non c’è competizione, c’è solo voglia di fare bene insieme. Alcuni brani del disco sono nati proprio da produzioni mie. Per esempio “Mi ricordi lei” è partita da una mia idea e poi è stata sviluppata insieme ad altri produttori. Anche “Ultimo ballo” nasce così: da una mia produzione, poi arricchita successivamente. È stato un lavoro molto condiviso, sotto tutti i punti di vista».
LDA: «Il tempo per fare il disco è stato pochissimo. Mi ricordo che magari finivo di mangiare e mi ritrovavo poi a scrivere una strofa in bagno, giusto per far capire quanto eravamo presi. Non c’è stato un momento di down: solo energia positiva. In quei giorni ho imparato tantissimo da lui, soprattutto nell’approccio allo studio. Ogni artista ha il suo modo di lavorare, ma quando collabori con qualcun altro assorbi qualcosa. Lui entra in studio e va subito al pianoforte, diretto, senza aspettare che il produttore proponga qualcosa. Parte da lì e poi si costruisce tutto il resto».
Se doveste definire il mood dell’album? E quanto c’è di autobiografico nei brani?
LDA: «Lo definirei popolare e versatile. Ci sono cose autobiografiche e altre nate dall’immaginazione».
AKA 7even: «È un frullatore di esperienze. Anche quando scrivi qualcosa che non è strettamente autobiografico, finisci comunque per metterci dentro pezzi di te. Abbiamo unito la nostra esperienza a quella degli autori e dei produttori, che sono persone che ci conoscono benissimo. Viviamo praticamente insieme, quindi è nato tutto in modo naturale. È un disco vero: a tratti autobiografico, a tratti più libero e creativo».
Un Sanremo da vivere in due: ansia dimezzata o emozioni raddoppiate?
LDA: «L’emozione non è dimezzata, quella resta tutta. L’ansia sì, invece, l’ho divisa con lui. Ho detto: “La condividiamo”, e quindi sto a posto. Poi, quando abbiamo fatto le prove, mi sono tranquillizzato: ho pensato “Wow, stiamo andando proprio bene”».
AKA 7even: «Io ho vissuto il suo Sanremo e sono certo che, anche se un po’ di ansia c’è sempre, secondo me lui è il più ansioso dei due. Comunque essere in due aiuta tantissimo. E poi lo stiamo vivendo in un periodo diverso rispetto a qualche anno fa: siamo più maturi, è cresciuta l’età, è cambiato il modo di pensare. Il carattere si sta formando sempre di più. Abbiamo superato tante fasi e, tornando su quel palco, sicuramente il modo in cui ci saremo sarà diverso».


Tra i brani dell’album, perché avete scelto “Poesie clandestine” per il palco dell’Ariston?
LDA: «Era l’unico brano pronto nei tempi utili. Abbiamo avuto pochissimo tempo: abbiamo realizzato il disco in tredici giorni, subito dopo l’annuncio. Non ti nego che un pezzo come “Non so dire addio” lo avrei proposto volentieri al Festival, perché secondo me, e parlo per entrambi, è la ballad più bella che abbiamo fatto. Anche “Mi ricordi lei” è un brano a cui teniamo molto. Però “Poesie clandestine” era il pezzo giusto, nel momento giusto».
Per la serata delle cover avete scelto “Andamento lento” con Tullio De Piscopo. Com’è nata questa collaborazione?
LDA: «Innanzitutto volevamo portare sul palco un artista napoletano. Per noi era importante portare Napoli a Sanremo. Abbiamo scelto Tullio perché è un orgoglio napoletano nel mondo: ha fatto cose incredibili nella sua carriera, davvero fuori da ogni immaginazione. E non è un nome scontato. Paradossalmente dovrebbe esserlo, per la leggenda che è, ma quando pensi a Napoli non sempre è il primo nome che ti viene in mente. E non è giusto, perché Tullio è storia e ha dato onore a Napoli e all’Italia nel mondo. Siamo onorati di averlo con noi: è una persona splendida. Avere accanto un artista di quel calibro non succede tutti i giorni. Anche vederlo registrare in studio, quando abbiamo inciso il brano poi inserito nel disco, ci ha emozionati tantissimo».
AKA 7even: «Tullio è stato il primo artista a cui, in vita mia, ho chiesto un video-saluto. Non mi era mai successo prima».
Cosa vi aspettate da questo Sanremo? E l’Eurovision è un pensiero che vi sfiora?
AKA 7even: «All’Eurovision non pensiamo proprio. Il nostro focus è fare bene a Sanremo, divertirci e vivere il palco con maturità. Non abbiamo aspettative particolari: vogliamo fare bella figura, essere soddisfatti di noi stessi e condividere l’emozione con le nostre famiglie. Poi certo, siamo due ragazzi: viviamo quello che succede giorno per giorno. Se dovesse accadere qualcosa di più, ci penseremo».
Vi è mai capitato di scrivere poesie “clandestine”, non canzoni ma proprio poesie?
AKA 7even: «Sì, da piccolo. Durante le ore di italiano. Poi, sempre quando ero piccolo, per due o tre anni di seguito, ci davano la poesia per la festa della mamma e io, oltre a quella, ne scrivevo una tutta mia per lei. Quindi sì, le mie poesie clandestine le ho scritte anch’io».
LDA: «Io scrivevo tanti testi. Se devo essere sincero, però, non ero tipo da poesia. Mi è sempre piaciuto scrivere, mettevo tutto in rima, quindi magari poteva sembrare una poesia… ma non parliamo di “m’illumino d’immenso”, ecco! Però sì, scrivere testi mi è sempre piaciuto tantissimo».
Nel disco si parla molto d’amore. Vi rivolgete a una generazione giovane, in un’epoca in cui i rapporti sembrano spesso estremi o fragili. Qual è il vostro rapporto con l’amore?
AKA 7even: «Per me l’amore è una responsabilità. È un tema a cui tengo tanto. Crescendo cambia anche il modo di viverlo. Io non ho mai avuto un rapporto semplicissimo con l’amore, perché lo vivo in maniera molto intensa, soprattutto nelle chiusure. Sono dello Scorpione, quindi o è bianco o è nero: non esistono vie di mezzo. Quando amo, amo fino in fondo e, finché posso, cerco di tenere stretto un rapporto anche davanti alle difficoltà. Non sono d’accordo con l’idea di scappare alla prima occasione. Però quando chiudo una relazione ho bisogno di tempo, di stare da solo, di ritrovare fiducia. Per me è fondamentale proteggermi, soprattutto in una fase di crescita personale e lavorativa. Oggi sono felicemente fidanzato, dopo anni da single. Ci ho messo tanto a riaprirmi, ma ho trovato una persona che è entrata nella mia vita con delicatezza, nel modo giusto. E sono felice».
LDA: «Io non so spiegare cos’è l’amore a parole. Però posso dire che oggi l’ho capito. Anche io sto con una persona, da un po’ di tempo, ma è una cosa che abbiamo scelto di tenere per noi. Non perché sia sbagliato mostrarla, ma perché è una scelta nostra. La conosco da quattordici anni: abbiamo una foto insieme a otto anni, abbracciati. Ci siamo ritrovati dopo tanti anni ed è successo quello che doveva succedere. Quando la guardo mi emoziono ancora, ogni volta. È una ragazza normalissima, non fa parte del mondo dello spettacolo, ma per me è tutto. Non trovo le parole, perché l’amore che provo è vero, profondo. È il lato migliore di me».


Se “Poesie clandestine” foste voi due: qual è il lato più poetico che vi unisce e quello più clandestino?
LDA: «Il lato più poetico è sicuramente quello che vivo nella mia relazione, quello clandestino sono i videogame».
AKA 7even: «Siamo molto romantici. Il mio lato più clandestino è quello passionale».
Si parla spesso dell’“ombra” importante di tuo padre. Quanto pesa e quanto invece è uno stimolo?
LDA: «La cosa che mi dispiace è non poterlo avere presente in certi momenti. Non per scelta o per mancanza di volontà, ma perché questo è un mio percorso. Papà è un’ombra enorme, e forse lo sarà sempre. Quello che ha fatto è incredibile: riempie stadi da trent’anni. È difficile pensare di arrivare a quei livelli e restarci così a lungo. Gli hanno detto di tutto, ma lui è sempre lì. Ed è questo che rende tutto ancora più grande. Mi piacerebbe, un giorno, farlo sedere a un mio concerto, fargli vedere suo figlio su quel palco. Però so anche che nella vita ci sono cose ben più importanti e più dure. Io ho 22 anni, è la mia seconda volta tra i Big a Sanremo, ho fatto dischi d’oro e di platino, più di 150 concerti. Sto dando tutto. So che l’ombra è grande, ma continuo a lavorare e a costruire il mio percorso».
L’incendio al Teatro Sannazzaro vi ha colpiti molto. Che cosa avete provato?
LDA: «È stata una notizia assurda. Quello che è successo al Teatro Sannazzaro è una vera tragedia. Mi dispiace tantissimo, ho visto tanti spettacoli e ho dei ricordi bellissimi. Spero davvero che qualcuno prenda un’iniziativa concreta per ristrutturarlo. E noi rispondiamo presenti: come ho già detto, se si organizzasse un concerto benefico per raccogliere fondi destinati al teatro, noi ci saremmo subito. Anche se l’iniziativa dovessimo proporla noi in prima persona».
Dopo lo scambio di persona all’annuncio di Sanremo, avete pensato di vestirvi uno con gli abiti dell’altro per gioco?
AKA 7even
: «In realtà succede già! Ci scambiamo spesso i vestiti. Quindi sì, potrebbe tranquillamente accadere anche sul palco… tanto ormai ci confondono di continuo».