C’è un punto preciso, a metà tra il sorriso storto e la franchezza disarmante, in cui Ditonellapiaga costruisce il suo racconto a Sanremo 2026: quello in cui l’identità non chiede permesso e l’ironia diventa un’arma gentile ma affilata. In gara alla 76ª edizione con Che fastidio!, la cantautrice romana firma uno dei momenti più riconoscibili del Festival e prepara il terreno per Miss Italia, il nuovo album in uscita il 10 aprile, già al centro di una polemica che l’ha vista reagire con evidente tensione in sala stampa.
Energetico, diretto, pungente: Che fastidio! nasce da una crisi personale e diventa dichiarazione d’intenti. «È un pezzo che ho scritto in un momento in cui mi sentivo fuori posto», racconta l’artista, «e lo dedico a tutte le persone che si sentono sbagliate o costrette a cambiare per piacere agli altri. L’identità vince su tutto».
Aprire la prima serata dell’Ariston, ruolo spesso carico di pressione, per lei è stato invece un paradossale sollievo: «Essere la prima mi ha fatto sentire come in prova. Sono salita, è successo tutto, finito. Ero stranamente tranquilla, mi sono davvero divertita». Un’attitudine che ha contribuito all’ingresso immediato nella cinquina provvisoria, risultato che Ditonellapiaga attribuisce soprattutto al lavoro collettivo: dalla direttrice d’orchestra Carolina Bubbico alla coreografa Dalila Frassanito, fino all’intero team creativo. «Dietro ogni traguardo non ci sono mai solo io».
La resa sanremese del brano, originariamente elettronico, ha puntato su una trasposizione sinfonica accurata. «Trovare una chiave orchestrale senza snaturarlo era difficilissimo», spiega. «Basta poco per sbilanciare tutto. Carolina ha fatto un lavoro magistrale».
Fondamentale anche la componente coreografica: «Non volevo ballerine di contorno ma alter ego. La danza è narrativa, dà voce ai miei pensieri». Il risultato è una scena quasi teatrale, dove le performer incarnano la tensione tra apparenza e autenticità che attraversa la canzone.
Che fastidio! è solo una delle porte d’ingresso a Miss Italia, album nato, spiega l’artista, da «un momento di smarrimento identitario musicale» e dal bisogno di «rimettere tutto in discussione». Il progetto, scritto con Alessandro Casagni, indaga il rapporto con i canoni di perfezione e con lo sguardo degli altri, mantenendo quella cifra ironica e dissacrante che caratterizza la sua scrittura.
Dopo Sanremo, Ditonellapiaga tornerà live nei club: il 27 novembre all’Atlantico di Roma e il 30 novembre al Fabrique di Milano.
A incrinare l’atmosfera in sala stampa è stata però la notizia di una contestazione legale da parte dell’organizzazione del concorso di bellezza, che avrebbe ritenuto il testo della canzone Miss Italia lesivo dell’immagine delle partecipanti. La reazione della cantautrice è stata immediata e visibilmente irritata: «La canzone non è uscita, non credo abbiano letto il testo. Parla di me, del mio rapporto con la bellezza e con la perfezione. Nessuno è stato insultato».
E ancora: «È facile estrapolare senza contesto. Il senso è che anche una donna bellissima può sentirsi disperata. Mi dispiace che abbiano visto malizia: è un’interpretazione, a mio avviso, erronea».
Sollecitata sulla frase contestata, secondo cui una “Miss Italia” sarebbe disperata, l’artista ha ribadito: «Non ho mai detto che le partecipanti lo siano. Il testo parla di me e di come la disperazione si possa nascondere dietro il trucco. È un rapporto personale con i canoni».
La discussione, proseguita tra chiarimenti e richiami al carattere inedito del brano, ha lasciato trasparire il disagio della cantautrice: «È inutile parlare di qualcosa che non è edito».
Sul motivo dell’impatto ottenuto sul palco, Ditonellapiaga è lucida: «La fortuna di una canzone la fa anche il contesto. Quest’anno è un Festival di ballad e grandi voci: la mia è un contrasto, un cortocircuito». A colpire, secondo lei, è stata soprattutto l’attitudine performativa unita all’arrangiamento sinfonico, «quella botta in più nel finale quando partono i fiati».
In un’edizione con forte presenza femminile, l’artista non nasconde l’auspicio: «Sarei contentissima se vincesse una donna». Ma intanto il suo traguardo è già chiaro: portare sul palco una canzone pop che ride delle sovrastrutture mentre le scardina, e un disco che promette di fare lo stesso con l’idea stessa di perfezione.
Con il suo sarcasmo lucido e la fragilità esibita senza filtri, Ditonellapiaga resta fedele alla sua poetica: trasformare il fastidio in linguaggio e l’identità in spettacolo, anche quando, fuori scena, le domande pungono più delle risposte.